
| area complessiva : superficie coperta : stanze : porte : finestre : cortili : camini : scale : fontane : |
52.000 mq. 30.000 mq. 320 500 550 13 100 52 41 |
L'edificio originario su cui sarà costruita la Certosa, la Grancia di San Lorenzo dell'Abbazia di Montevergine, già appartenuta ai monaci Basiliani, fu donata nel 1306 dal conte di Marsico e signore del Vallo di Diano, il normanno Tommaso Sanseverino, ai Certosini: ordine religioso fondato nel 1084 da San Brunone in Francia, a Chartreuse.
![]() Cappella di San Lorenzo |
![]() portone della Certosa |
![]() particolare dell'affresco sull'ingresso |
![]() corte esterna: la fontana |
![]() facciata della Certosa sulla corte esterna |
![]() particolare della facciata |
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In secondo luogo, inoltre, Tommaso Sanseverino potè contare sulla preziosa opera di bonifica che i Certosini svolsero nella valle invasa dalle paludi, a causa delle piene del fiume Tanagro, non più adeguatamente governate per secoli dopo la caduta dell'impero romano.
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il Chiostro Grande copre una superficie di circa 12.000 metri quadrati delimitata da 84 colonne. In basso a sinistra: il cimitero. | |
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La Certosa di San Lorenzo fu progettata secondo la struttura tipica delle certose, che rispecchiava la vita religiosa e pratica dell'ordine. L'organizzazione degli spazi seguiva la distinzione tra una parte alta, dove alloggiavano i padri certosini, conducendovi una vita intimamente religiosa ed ascetica; e una parte bassa, cioè gli ambienti che, per la loro collocazione bassa, per l'appunto, erano adatti all'esercizio delle attività mondane. Qui stavano i conversi, che avevano il compito di curare i rapporti con le comunità residenti nel territorio circostante, di amministrare i beni delll'ordine, di sovrintendere alle attività agricole ed artigianali.
Un muro molto esteso, pensato a scopo di difesa, circonda il monastero. Immediatamente dietro le mura vi erano gli orti. Dopo Avere varcato il portale d'ingresso si potevano osservare i depositi, le stalle ed il ricovero per i pellegrini. Anche la chiesa era divisa tra una parte alta, riservata ai padri, e una parte bassa, per i conversi.
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lo scalone, costruito nella metà del '700 a doppia rampa ellittica su progetto di Gaetano Barba, unisce le parti alta e bassa del Chiostro Grande. |
La Certosa, pur avendo subito profonde trasformazioni nel corso dei secoli, ha conservato la sua struttura delle origini. Per quanto riguarda i particolari, invece, rimangono soltanto le volte della chiesa ed elementi architettonici vari trasferiti dalla loro ubicazione originaria per essere riutilizzati in altri ambienti.
La porta della chiesa è del '300. Al '400 risalgono il bassorilievo in pietra al lato delle scale che conducono alla foresteria e, probabilmente, la bella scala a chiocciola che porta alla biblioteca.
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| il Chiostro dei Procuratori. I procuratori erano Padri della Certosa, a cui il Priore assegnava il compito di curare l'amministrazione dei beni del monastero, di provvedere al sostentamento dei confratelli, di presiedere alle attività agricole ed artigianali, di tenere rapporti con l'esterno. Erano, pertanto, l'anello di congiunzione fra la vita contemplativa e religiosa dei certosini e quella mondana. Nel Chiostro dei Procuratosi sono conservati numerose ritrovamenti archeologici lucani. |
Nel '500 furono costruiti, in particolare, i due cori della chiesa, una riservata ai padri e l'altra ai conversi, e il chiostro della foresteria. I lavori per la ristrutturazione e l'ampliamentp del chiostro grande si protrassero oltre la metà del '600. In questo secolo la chiesa fu impreziosita con arredi sacri in argento.
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| il Chiostro della Foresteria. Le stanze del piano terra erano adibite agli uffici di rappresentanza; il piano superiore, dotato di 10 stanze confortevoli, ospitava le personalità di riguardo. Sul chiostro domina dall'esterno la Torre dell'Orologio. |
Nel corso del '700 fu edificato il refettorio attuale, mentre i vari ambienti furono abbelliti con decorazioni in stucco.
Passato il Regno di Napoli sotto il dominio della Francia di Napoleone Bonaparte, gli ordini religiosi furono soppressi, e così la Certosa di Padula cadde in disgrazia: essa fu spogliata del suo patrimonio di libri, d'archivi e d'arte, dei suoi tesori in oro ed argento, del Tabernacolo in bronzo, oggi nuovamente collocato nella sagrestia del Convento.
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| il Chiostro del Cimitero. In una Cappella vi è posta la tomba di Tommaso Sanseverino, il fondatore della Certosa. Ultima foto a destra: la cupola della Sala del Capitolo. | ||||
Cessata la dominazione francese, i certosini poterono tornare nel monastero. L'antica magnificenza rimase però soltanto un ricordo nostalgico d'altri tempi e, anzi, vi fu una progressiva decadenza che portò nel 1866 alla soppressione del monastero.
Nel 1882 la Certosa fu dichiarata monumento nazionale e affidata alle cure del Ministero dell'Istruzione Pubblica. Ciò nonostante non seguirono interventi concreti di recupero, così il peggioramento del suo stato proseguì.
Solo a partire dal 1982, quando il monastero fu affidato alla Soprintendenza dei Beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici di Salerno, furono avviati lavori importanti di restauro e promosse iniziative di valorizzazione. Oggi la Certosa, divenuto centro vitale d'iniziative culturali d'ampio respiro, ospita il Museo Archeologico della Lucania Occidentale e laboratori di restauro altamente qualificati.





















































